L’avvento del cinema mutò in maniera radicale e definitiva la concezione dell’intrattenimento sia nella sua funzione di veicolo culturale sia di strumento scaccia pensieri.
Il cinema ha implementato un costrutto comunicativo molto più efficace rispetto allo strumento letterario dacchè il carico emotivo che il grande schermo riesce a trasmettere allo spettatore mediante l’utilizzo di mezzi quali la regia, la fotografia e la colonna sonora, riesce a garantire un’esperienza catartica quasi liberatoria.

L’evoluzione visiva prosegue la sua inarrestabile corsa fino a giungere alla nascita e conseguente dilagante espansione della televisione che, con la sua vasta gamma di programmi sempre a disposizione, ha condotto ad un’inversione di rotta relativamente ai contuenuti fruibili dallo spettatore, passando da lungometraggi di ampio respiro e spessore a produzioni più leggere e dotate della giusta frivolezza legata al mondo dell’intrattenimento.

Propagandosi a macchia d’olio, il vecchio tubo catodico è riuscito ad unire sotto l’egida di uno svago condiviso, generazioni intere di individui i quali, all’infuori della comune visione di determinati programmi televisivi, non avrebbero mai avuto modo di condividere esperienze simili; la televisione è quindi riuscita nel difficile compito di creare e consacrare un nuovo metodo comunicativo in chiave popolare tramite un linguaggio impattante come quello televisivo formato prevalentemente da immagini.

Il mezzo televisivo ha portato inoltre alla diffusione del fenomeno delle serie televisive le quali, soprattutto nell’ultimo decennio, sembrano voler soppiantare (o meglio, ereditare) la capacità aggregatoria propria dei lungometraggi proiettati sul silver screen, complice la natura frammentata delle storie narrate, legate ad un impianto episodico e sempre più di frequente antologico, che spinge lo spettatore a seguire le vicende dei propri beniamini anche per diversi anni.

Tale richiesta di fedeltà di stampo quasi pattuale tra lo spettatore ed una serie televisiva, ha comportato il diffondersi in maniera sempre più pervasiva di comunità virtuali create dagli appassionati di vari serial i quali, avvertendo il bisogno di condividere con altri la propria passione, hanno dato vita ad un sottobosco vibrante e rigoglioso dotato di proprie regole e propri idiomi, realizzando volontariamente pecualiari nicchie che oggi prendono il nome di Fandom.

Strettamente legato a questo bisogno compulsivo di condivisione che sta investendo il mondo di cellulosa (e non solo) è l’universo delle FanFiction, ossia racconti di lunghezza variabile con protagonisti personaggi amati delle serie tv, libri, fumetti, film e quant’altro; anche in questo caso si è di fronte ad una necessità di espressione che si è evoluta negli anni fino a divenire un vero e proprio fenomeno culturale.

Sebbene l’idea stessa di esposizione passi attaverso il vaglio della comunicazione linguistica, negli ultimi periodi, è prevalente l’inclinazione a condensare pensieri ed emozioni nella maniera più immediata e temporalmente economica possibile, passando dalle invereconde storpiature grammaticali figlie degli SMS, ai 160 caratteri canonici di Twitter, il noto Social Network di microblogging.

Tale nuova tendenza di accorciare i tempi dialogatori, ha ottenuto un risultato di schiettezza linguistica e fattuale, dacchè tale nuova frontiera della conversazione concepita come minimalista e quindi frequentemente sfrontanta e franca, accorcia i tempi della riflessione, ampliando al contrario quello della comunicazione emotiva, fucina secolare della conseguente trasposizione letteraria la quale, in breve tempo, si è evoluta (o involuta) dall’epicità del romanzo ottocentesco alla brevitas richiesta nel mondo di Twitter.

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