In un Tranquillo paese la vita scorre secondo i ritmi delle stagioni. Però le autorità sequestrano tutto il raccolto. A poco a poco il cibo va finendo. La fame si abbatte come una calamità sul paese. Come sopravviveranno gli abitanti?
Un giovane scrittore sogna di veder pubblicato il suo romanzo. La sua ragazza gli è vicina con amore ed entusiasmo. Il rifiuto della sua opera da parte dell’editore porterà lo scrittore a rivedere la sua opera.
L'animazione interpreta a suo modo alcuni avvenimenti cruciali che hanno segnato la storia della libertà dell'uomo.
Il campione di Paracadutismo Patrick de Gayardon, si lancia per l'ultima volta sorvolando il cielo delle Hawaii. Il presagio profetico della madre e l'abitudine al superamento del limite si annodano al racconto di un narratore esterno.Dettagli tecnici: La struttura del corto viene realizzata attraverso un montaggio di immagini provenienti da due fonti diversi: il materiale d'archivio è costituito da immagini girate da Ilio Giacconi nei primi anni Sessanta e da un documentario del 1998 dedicato a Patrick de Gayardon.
“Dolce” è una favola sull’innamoramento. Questa Malatta transitoria che affetta a veronica e Diego, bambini ottantenni; e Adian e Andrea, nonni che appena arrivano ai dieci anni. Una cena e un gioco ravvivano i ricordi dei più anziani e attivano l’immaginazione dei più giovani. In Dolce ogni parola aquisisce un senso profondo e i grandi sentimenti si trasformano in piccoli gesti.
Will, uncricetointraprendente, tentala costruzione di unmacchinariogenialee misteriosoconla sua amata ruota...
Solo di Passaggio di Alessandro Zonin
Un giovane militare torna a casa dopo una imprecisata missione di pace in medio oriente. Contrariamente a quanto dovrebbe apparire, il giovane, invece di essere euforico sembra stanco e pallido e non lascia trasparire particolari emozioni.
Lo accompagna dalla madre, per questo imprevisto saluto, una collega, algida, che tace per tutto il tempo e si limita ad aspettarlo in strada mentre lui s’intrattiene in casa.
L’incontro appare subito molto strano. E il protagonista sembra in prestito a quella situazione: sembra, appunto, solo di passaggio. La donna all’inizio non riesce a trattenere la naturale felicità di una madre ma quello strano e imprevisto evento si trasforma ben presto in una situazione irreale. Risposte non date e comportamenti che restano come sospesi in una bolla d’aria creano un clima allucinato.
Ben presto il soldato si congeda frettolosamente dalla madre asserendo di aver esaurito il tempo a sua disposizione. Appena uscito di casa per raggiungere la collega, la madre si accorge che il figlio ha dimenticato il basco d’ordinanza sul tavolo: lo prende e nota che è sporco di sangue. Preoccupata lo insegue per portarglielo e chiedere spiegazioni. Esce di casa col cuore in gola ma si scontra con due ufficiali che dichiarano di doverle parlare: del figlio e della collega nessuna traccia, completamente spariti; come inghiottiti dal tempo. Chiede ai due ufficiali se l’hanno visto. I militari dicono di no e aggiungono che sono da lei per darle una brutta notizia: il figlio è caduto in uno scontro a fuoco. L’incredulità della madre aumenta davanti al basco tenuto tra le mani e alla ferma convinzione che il figlio fosse lì poco prima.
I due ufficiali confermano che lì non c’è proprio nessuno.
La giovane collega del figlio, altri non era che la morte la quale, con un atto di pietà, gli aveva concesso un ultimo saluto alla madre.
In My Prison di Alessandro Grande nasce dal desiderio di raccontare una storia universale che annienta qualsiasi barriera di pregiudizio. Quando si ha davanti un detenuto, una situazione che appare senza via d’uscita sembra che si debba risolvere necessariamente con l’uso della violenza. E invece l’insegnamento che ci dà il protagonista di In My Prison è che qualsiasi problematica può essere affrontata grazie all’utilizzo di un dono che tutti gli uomini possiedono: l’intelletto. Nessun individuo può essere condannato o giudicato per il contesto sociale di cui fa parte, per il colore della pelle o per la propria fede. L’aereo che il personaggio costruisce nel finale per “evadere” dalla prigione è una composizione art attack, fatta solo con indumenti. Stile che ha conosciuto la popolarità grazie ad una trasmissione televisiva per ragazzi. Mi è capitato di assistere ad una proiezione e nel finale ho visto una persona adulta commuoversi mentre un ragazzino stupirsi davanti la scena dell’aereo. In My Prison è rivolto ad ogni spettatore, ognuno può cogliere un’emozione e una sensazione diversa.
I mille volti della violenza negli stadi, la psicologia della curva e la sua logica sociale e gerarchica: è questo mondo complesso e controverso l’oggetto dell’indagine del docu-film Secondo Tempo, opera prima del cineasta Fabio Bastianello, 38 anni, nato a Milano, allievo di Ermanno Olmi. Secondo Tempo, in uscita nelle sale nel 2010, si presenta come un’ opera incentrata sul realismo e sull’immedesimazione: 105 minuti di piano sequenza vissuti “in soggettiva”, ovvero senza mai staccare la telecamera e con l’occhio del protagonista che si fa spettatore. Al film, girato presso lo stadio Olimpico di Torino, ha partecipato un gruppo di circa cento veri ultras del Torino, chiamati ad affiancare il cast di trenta elementi tra attori e cabarettisti.
Giuria della rete Festival Movie 2.0 2011
Il bacio della vanità - 9.1%
Intercambio - 1.3%
Realismo - 6.4%
Land Of Freedom - 6.4%
état de perfection - 6%
Dulce - 2.2%
Will and the Wheel - 1.3%
Solo di Passaggio - 15.5%
In My Prison - 1.6%
Secondo Tempo - 50.1%
Voti totali: 451
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