L’avvento del romanzo moderno, con la panoplia di nevrosi e depressioni che porta con sé, focalizza l’attenzione del lettore non più sull’ambiente circostante all’azione, bensì sull’intimità del protagonista scavandone a fondo la psiche.
Al fine di raggiungere tale traguardo, vengono implementati stili narrativi inusuali quali il monologo interiore e il flusso di coscienza che fungono da ottimi strumenti per indagare profondamente emozioni e percezioni del protagonista, permettendo di conseguenza una visione inusitata dei pensieri del personaggio principale, in una continua sinergia di comunicazione e ascolto tra scrittore e lettore.

Periodo di grande movimentazione letteraria e culturale, il primo Novecento viene ricordato come un crogiolo d’innovazione anche attraverso il principiare degli studi sulla psicanalisi condotti dal Sigmund Freud e al diffondersi del cinema che darà avvio a metodi comunicativi totalmente innovativi, impiantati su di una comunicazione visiva nonchè in certi casi viscerale, per merito in particolare di un approccio più immediato e impattantante rispetto sia alla parola scritta sia rispetto alla radio.

Tramite la diffusione cinematografica, lo spettatore (spesso ex-lettore) riesce ad assicurarsi una catarsi pratica ed immediata, ottenendo una soddisfazione subitanea che nel romanzo manca dacchè quale mezzo comunicativo riflessivo per natura, necessita di uno sforzo cognitivo costante che spesso il lettore non è in grado o disposto a sostenere.
Il cinema al contrario, con il proprio approccio immediato, riesce ad interloquire con lo spettatore in maniera molto più diretta, contemporaneamente sperimentando con nuove tecniche sceniche e narrative, comportando un necessario adattamento ai testi scritti che vengono riportati su pellicola.

L’arte cinematografica, sebbene inizialmente spartana e monocromatica, in breve tempo diviene il metodo comunicativo preferenziale, grazie all’intrinseca capacità d’indagare aspetti profondi dell’essere umano tramite l’occhio esperto della macchina da presa e all’attenzione che registi e sceneggiatori riservano per la psicologia dei personaggi di celluloide che decisono di rappresentare, spaziando in breve da narrazioni più strutturate ad altre di puro intrattenimento nelle quali l’impulso comunicativo viene affidato, per la maggior parte, al fattore “meraviglia” legato agli effetti speciali.

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